COVID-19 ed Ecografia

La polmonite COVID-19 sta mettendo a dura prova i dipartimenti di emergenza (e non solo quelli) di tutto il mondo. Alcuni giorni fa un’infermiera che si occupa quasi esclusivamente di pazienti con COVID (o presunti tali) mi dice: certo che l’ecografia del polmone ci potrebbe dare una mano a studiare questi pazienti, mi è capitato sotto mano un lavoro interessante, potresti leggerlo e poi potremmo fare qualcosa. 

Il lavoro è questo (Lung Ultrasound Findings Are Associated with Mortality and Need for Intensive Care Admission in COVID-19 Patients Evaluated in the Emergency Department – https://doi.org/10.1016/j.ultrasmedbio.2020.07.005) ma sinceramente non è di questo che vorrei parlare. O meglio, prendo spunto da questo lavoro per fare qualche riflessione/provocazione.

Lavori sull’ecografia al tempo del COVID-19 ne sono usciti parecchi: se postiamo su pubmed LUNG ULTRASOUND e COVID-19 otteniamo 851 risultati ; molti non sono proprio pertinenti al 100% ma possiamo dire che sono tanti. Li ho letti tutti? Ovviamente no. Molti si però, soprattutto all’inizio dell’epidemia  e poi ho detto: basta mi sono stufato. 

Provo a sintetizzare cosa ci dicono i lavori.

  • come si esegue un’ecografia del polmone in un paziente con (sospetto) COVID-19
  • i pattern ecografici della polmonite SARS COVID-19 sono variabili e vanno dall’ispessimento pleurico, ai consolidamenti subpleurici multipli, alle zone di interstiziopatia, ai consolidamenti franchi e grossolani. Tutti questi quadri sono variamente mescolati fra loro e sono spessissimo bilaterali. 
  • esiste una progressione del quadro ecografico: dal completamente negativo all’ispessimento pleurico con successiva interstiziopatia e infine consolidamento
  • l’estensione di questi quadri è correlata con la gravità del quadro clinico e strumentale. 
  • l’ecografia è più sensibile e specifica della radiografia (quindi se ne potrebbero fare di meno)
  • evoluzione dei pattern ecografico correlato con l’evoluzione clinica 

Sicuramente mi sarà sfuggito qualcosa ma quasi tutti i lavori parlano di questi argomenti. Ma scorgendo la lista degli articoli mi è venuta una domanda: come mai i maestri dell’ecografia del polmone e soprattutto IL maestro (il professor Lichtenstein) non ha pubblicato nulla? Anche in questo caso mi sarà sfuggito qualcosa ma ad oggi se andate su pub med e fate una ricerca per autore non vi viene fuori nulla di significativo (un lavoro di Copetti, apro un’altra parentesi per segnalare un suo articolo sulle fake news nel tempo del covid che è fantastico, un lavoro di Blaivas, qualcosa di Soldati e basta). Certo, qualcuno potrà dirmi: e tu come fai a dire chi sono quelli che meritano di essere citati? Giusto. Ho scelto quelli che erano presenti ai 3 consensus internazionali che hanno “strutturato” l’ecografia polmonare e che allo stesso tempo negli anni successivi si sono distinti per lavori che abbiano fatto progredire l’ecografia polmonare.

Il perché di questa “assenza” ho provato a darmela: perché forse non c’è niente di nuovo da dire. Come si esegue un’ecografia del torace dovremmo saperlo tutti come si fa, cosi come quali sono i pattern ecografici di una polmonite. La polmonite da covid ha dei pattern specifici? No. Più interstiziale che consolidativa (almeno all’inizio) ma un paziente con febbre e una zona con linee B o un pattern B’ (rivediamoci il BLUE)  non abbiamo sempre pensato che avesse una polmonite?

E poi siamo ancora a confrontare l’ecografia con la radiografia? E BASTA!!!!!!!

La cosa intelligente da fare (e purtroppo da molte parti non si fa, compreso il mio ospedale) sarebbe quella di fare il triage con l’ecografo e seguire l’evoluzione del paziente con l’aiuto dell’ecografo invece che fidarsi solamente (o quasi) dell’EGA. 

Cadere nella tentazione di farsi pubblicità di questi tempi è facile, in fondo non siamo gli eroi del momento (forse siamo già un po’ sbiaditi……)

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