Archivio mensile:Maggio 2019

The Castle di Jorge Mendez Blake

Riusciremo a ricominciare?

Qualche tempo fa, un Collega mi ha detto: “Ma davvero hai un sito di ecografia?”. “Sì!” gli ho risposto, e gli ho mandato l’indirizzo. Lui, secco:” Ah, l’ho visto! Ma è un sito morto!!!!” 

Lo ammetto, ci sono rimasto male. 

Il sito è il frutto di tante ore di studio e di lavoro, è il risultato di tante prove più o meno riuscite… e sentirsi dire che ciò che hai fatto non ha alcun valore o comunque non è rilevante, mi ha colpito. 

In fondo, però, aveva ragione. Non ci scriviamo da tempo, non lo aggiorniamo… quindi è morto.

Mi trovo quasi involontariamente a pensare che nel frattempo sono successe tante cose.

Il nostro (perché nel sito ci sono i pensieri e il lavoro di altre persone, in particolare Lorna, Pier Carlo e Matteo) studio è continuato incessantemente e crediamo di essere diventati un poco più bravi sia come ecografisti sia come medici/infermieri sia come divulgatori;  la Scuola di ecografia in emergenza urgenza, nata presso la ASL 4 di Chiavari è stata un impegno che, per come siamo fatti, ci ha sottratto tanto tempo ed energie, costretti, come siamo stati,  ad affrontare situazioni con le quali non avevamo consuetudine. 

Sul posto di lavoro i problemi aumentano ogni giorno: turni sempre più pesanti, rapporti con colleghi e superiori sempre più difficili, cambiamenti che (guarda caso) sono convinto finiranno alla lunga per aumentare i rischi per noi e per i pazienti. Sentire che il tuo lavoro, che provi a fare con scienza (dire coscienza mi pare superfluo se già dici scienza…), viene guardato con sospetto solo perché non fai le cose che si sono sempre fatte e anzi sei considerato quello sfigato del medico del Pronto Soccorso (anzi, in quanto tale, doppiamente sfigato, come mi disse un collega: non abbastanza bravo da poter andare in qualche reparto e non abbastanza raccomandato da farsi prendere da un’altra parte), più di una volta mi ha fatto arrivare sul punto di dire basta, mi arrendo, mollo tutto,  perché non ho più voglia di gridare al vento..

Poi, però, basta un tweet del FOAM o una mail con il risultato di un lavoro che dimostra che non dici proprio delle stupidaggini e l’entusiasmo riprende vigore.

…ma il sito è sempre lì….morto!

Il destino, se uno ci crede, è strano: qualche settimana fa, capitano alcune cose contemporaneamente.

The Castle di Jorge Mendez Blake

La prima è che ho letto un libro, e fin qui niente di strano. Il titolo è: A libro aperto di Massimo Recalcati. La cosa bella è che contiene la foto di un’installazione dell’artista messicano Jorge Mendez Blake intitolata “El Castillo/The Castle” (www.mendezblake.com/obra), che raffigura un lungo muro di mattoni rossi nella cui base è inserito un libro: Il Castello di Franz Kafka. Un piccolo oggetto, apparentemente insignificante rispetto alla potenza del muro, che tuttavia è sufficiente a dimostrare come la forza (culturale) di un solo libro e di quanto esso rappresenti, possa tanto sostenere un muro quanto deformarlo, intaccarne la solidità, essere contemporaneamente elemento costitutivo e costruttivo (se il muro fa da fondamenta a una buona realizzazione) ma pure distruttivo (se il muro serve a dividere e a separare).  Proprio in questo caso, la presenza del libro produce una dissinergia che, seppur minima, si ripercuote sulla presenza immobile del muro. 

La seconda cosa, molto meno poetica, è che siamo stati coinvolti in un… (non trovo un termine diverso, ma nessuno si impressioni, non è nulla di drammatico) diverbio con una precisa società scientifica, proprio pochi giorni prima dell’inizio di una nuova edizione del nostro corso di ecografia (cui si è aggiunto il caos totale della struttura della mia asl che doveva pensare ad una parte  organizzativa  dell’evento), a causa di stupide formalità burocratico-amministrative, che però avevano alla base la cosa che veramente ci ha sempre interessato di meno, e cioè i giochi di potere.

Capite dove mi ha portato la mente? Siamo un gruppetto di presuntuosi e non (doppiamente) sfigati? Forse….

Nel nostro piccolo, ci sentiamo proprio come quel libro. Il nostro modo di concepire il lavoro quotidiano, i corsi, il nostro essere, in fondo “strani”, cantando fuori dal coro, non è stato apprezzato come un’entità positiva, costruttiva, ma, al contrario, ha dato fastidio (giustamente, se visto dalla loro sediolina), perchè è stato letto come l’elemento in grado di generare continuamente un’incrinatura nel muro che ci hanno posto sulle spalle. Ma il nostro obiettivo era, ed è tuttora, proprio quello: aprire una fessura, che faccia entrare l’aria e la luce di mondi nuovi.

Ho pensato che il nostro sapere appreso e quello che, tanto noi quanto le società scientifiche, abbiamo impartito non devono diventare un qualcosa di sacro ed intoccabile, perché altrimenti si trasformano in muri. Se il nostro sapere e i nostri corsi diventano IL SAPERE e IL CORSO, escludono altri saperi ed altri corsi prendendo così il destino cupo del dogmatismo.

Noi abbiamo bisogno di un sapere che non escluda altri saperi, di corsi che non escludano altri corsi; abbiamo bisogno di un sapere e di una metodica formativa che ci schiudano mondi impensati, che aprano la mente di coloro che ci ascoltano al punto da venirne entusiasmati.

Il nostro compito è anche quello di narrare un’esperienza. Nel libro di Recalcati si fa l’esempio degli erbari. I corsi imposti (I CORSI) non sono altro che l’appiccicare una foglia morta, caduta da un albero, ad un foglio di un album che poi diamo a chi ascolta: non si fa altro che incollare video, foto, schemi, nella memoria di coloro che ascoltano. Della vita dell’albero (che è quello che dovrebbe interessarci) non rimane altro che una foglia morta. 

Non trasmettono nessuna esperienza.

La divulgazione, un corso, non si esaurisce MAI nella raccolta speculativa di un sapere ma deve diventare un oggetto che causa e anima il desiderio di sapere. Un corso, una spiegazione, un tweet, un articolo di un sito devono assumere la valenza di un incontro: e lo fanno quando sono capaci di generare un nuovo desiderio di sapere. Quando accade? Quando ci si sente presi da quello che stiamo ascoltando (leggendo, vedendo), quando quello che stiamo ascoltando ci consente di fare esperienza in una parte profonda di noi stessi, quando risveglia in noi un’eco (tanto per rimanere in tema) lontana.

Il sapere che diventa scolastico è un sapere morto, privo di desiderio, chiuso all’incontro. Un incontro è un evento che taglia il percorso di una vita rendendola differente da com’era prima. Un incontro è un evento solo se genera una forma nuova, se modifica in modo impensabile la traiettoria fondamentale della nostra vita rendendola nuova. 

Questo, in fondo, è ciò che abbiamo sempre cercato di fare nella vita di tutti i giorni e nei nostri corsi, ed è questa la ragione per la quale il sito non è mai veramente morto. Non è stato aggiornato, è vero, ma è come se fosse stato sempre lì ad aspettarci e ora è venuto a dirci che bisogna tagliare alcune catene e riprendere il cammino perché nuovi incontri ci aspettano. 

A presto.

Carlo, Gaetano, Lorna, Matteo

PS: nel post di presentazione avevamo scritto che volevamo provare a scrivere in inglese (sfruttando l’aiuto del fratello di Matteo). Ci siamo resi conto che, nonostante la nostra buona volontà, questo era un grosso ostacolo. Per cui, almeno per ora, abbiamo deciso di rimuovere l’ostacolo……

PS PS: Abbiamo sempre creduto nella qualità del nostro lavoro anche a costo di rinunce (basti vedere il sito……). Ricominciamo ma alle nostre condizioni: pubblicheremo solo cose nuove (ormai veramente una rarità) e/o che meritino (secondo il nostro insindacabile giudizio) di essere pubblicate. Per ora, però, l’obiettivo primario è quello di fare formazione e divulgare (dovrebbe essere già abbastanza nota, ma credeteci, non è cosi) l’ecografia in emergenza urgenza. Se riscontreremo un certo seguito e se ci verrà richiesto espressamente, potremo organizzare incontri formativi sfruttando la nostra scuola .

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